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Trento – Cagnano Varano e ritorno

Ogni viaggio in R4 è fondamentalmente un’avventura.
Mercoledì scorso (31 agosto 2016 per i posteri) la mia gentile consorte ed io siamo partiti, a bordo della grisa, dalla remota provincia di Trento alla volta di Cagnano Varano: ridente località balneare marittima in quel di Foggia.

Caricata la macchina con il solito nécessaire de voyage, peccando di eccessiva fiducia nelle potenzialità tecniche della vettura o, in altri termini, di sconfinata incoscienza, siamo partiti limitando i controlli tecnici pre partenza al livello dell’olio e dell’acqua: la macchina va bene e se controlli qualcosa, sicuramente si romperà qualcos’altro!
Siccome i 760 chilometri che intercorrono tra Trento e Cagnano Varano ci sembravano un po’ pochi, dato che in Umbria e periodo di terremoti (a noi piacciono le emozioni forti!), vista la disponibilità del cinghiale ad ospitarci e considerato che, altrimenti, sia lui che noi avremmo fatto il viaggio da soli, abbiamo pensato bene di fare una piccola deviazione e passare per Foligno.
Com’è risaputo io non apprezzo troppo le autostrade quindi, approfittando di un attimo di distrazione della mia compagna di viaggio, mi sono lanciato giù per la transpolesana in direzione Ravenna per imboccare la E45 –SS3 bis.
Giunti felicemente fino a Ravenna senza alcun intoppo, dopo aver centrato una delle maledette buche che infestano anche la tangenziale di quella città, il sommesso borbottare del motore della grisa si è trasformato in un rombo degno di un aeroplano di medie dimensioni.
Dopo aver proferito un discreto numero di improperi, mi sono fermato alla prima piazzola utile per verificare cosa fosse successo. A prima vista non si notava nessun danno apparente ma, messa una mano nei pressi del punto dove il tubo di scappamento entra nella marmitta, ho sentito “soffiare”.
Dando per scontato che la marmitta si fosse bucata nella parte anteriore, ho chiamato il cinghiale per esortarlo a darsi da fare per trovare un ricambio adeguato o un buon fabbro che fosse in grado di tappare, almeno provvisoriamente, la falla.
Mentre stavo guidando con il pensiero alla ricerca di una possibile soluzione alternativa, dopo aver preso l’ennesima buca, il rombo si è trasformato in un tuono assordante!
Ci siamo! ho pensato, la marmitta è definitivamente andata!
Ormai avevo imboccato la quattro corsie in direzione di Perugia ed erano già quasi le sette della sera.
Cosa fare? Fermarsi ad una stazione di servizio sulla superstrada o uscire a cercare un meccanico in qualche paese lungo l’itinerario?
Proseguire per altri 200 chilometri con quel chiasso avrebbe messo certamente a dura prova i timpani di chiunque ed avrebbe certamente attratto l’inopportuna attenzione di qualche pattuglia della stradale...
Strano, ho pensato, che la marmitta, completamente aperta sul davanti, non sia ancora caduta. Chissà cosa la tiene su…

Niente!
 
Nulla sosteneva la maledetta marmitta se non il silent block posteriore. Difatti è caduta sull’asfalto poco dopo che avevo fatto questa riflessione.
Fortunatamente il dispositivo silenziatore ha avuto l’ottima idea di cedere in corrispondenza della rampa di uscita da un’area di sosta e, quindi, rimossa la marmitta togliendo l’unico dado che la vincolava ancora alla macchina, con una breve retromarcia ho potuto raggiungere un’area dove “operare” in sicurezza.
Appena visto il danno ho tirato un respiro di sollievo: la marmitta era ancora tutta intera!
Quello che si era rotto era il tubo di scarico in corrispondenza del punto dove entra nel silenziatore.
Con un po’ di pazienza, un robusto cacciavite e la pinza a pappagallo ho estratto il pezzo del tubo di scappamento che era rimasto nella marmitta e l’ho rimontata accorciando un po’il complesso meccanico. Ovviamente, dato che per togliere il pezzo di tubo rotto ho dovuto fare forza sia con il cacciavite che con la pinza, il raccordo della marmitta è rimasto un po’ “slabrato” e, dato che non disponevo del principe degli attrezzi, il martello, la vettura ha conservato un rombo tipo “abarth” specialmente in fase di rilascio dell’acceleratore… ma questo non ha fatto altro che accrescere il fascino della vettura.
Al momento di rimontare la marmitta mi sono reso conto di un’altra mia grave negligenza: non avevo al seguito del fil di ferro!
Quante volte ci siamo detti che queste macchine si riparano con un cacciavite, una pinza e del fil di ferro? Un milione almeno. Bene. Al momento di fissare la marmitta mi sono accorto che, avendo praticamente accorciato di una decina di centimetri il tubo di scappamento, non potevo più agganciarla al silent block. “Poco male”, ho pensato, “la lego ad un buco del telaio con un pezzo di fil di ferro… che non ho!” mi sono guardato intorno: “vuoi che in un piazzale dove parcheggiano i camion non ci sia un pezzo di fil di ferro?” mi sono detto. Ho girato come un cane da trifola per tutto il parcheggio ma per mettere insieme trenta, miseri, centimetri di ferro filato ho dovuto saccheggiare diversi cestini dei rifiuti.
Tanto per non farci mancare niente, ripreso il viaggio il giorno seguente insieme al cinghiale, arrivati dalle parti di Pescara, la macchina ha cominciato a marciare male. Ho fatto finta di niente fin che ho potuto ma quando è stato evidente che all’accensione la grisa marciava a tre, ho cercato consiglio, conforto ed ausilio nel mio fido compagno di avventura: il Diego.
“Potrebbe essere qualcosa di elettrico?” gli ho chiesto.
“Mha!” Ha detto lui, “dopo diamo un’occhiata alla fase.” Mi ha risposto lui che, evidentemente, non aveva voglia di ungersi le mani se non con il grasso delle salcicce.
Il controllo della fase non ha sortito alcun risultato se non che, staccando la candela del quarto cilindro, il “rombo” non variava. Abbiamo inutilmente provato a cambiare la candela e il mio degno compare ha concluso “fin che va…!”
Memore delle passate vicissitudini ho pensato che il problema potesse essere nuovamente provocato dalla regolazione delle valvole.
Dopo numerosi tentennamenti e dopo essermi fatto inviare lo schema della regolazione da “Bicoso”, domenica mattina di buon’ora, mi sono lanciato nell’impresa. La parte più ardua, come sempre, è stata lo smontaggio del coperchio delle valvole poi le cose sono andate aventi da sole. Terminata l’operazione e rimontato il tutto la macchina ha ripreso a funzionare egregiamente!
Ad onore del vero devo confessare che una della valvole “batte”, motivo per il quale a breve dovrò nuovamente smontare e registrare il tutto, ma la consapevolezza di poter eseguire operazione anche in condizioni critiche mi da maggiore fiducia nelle mie possibilità.
Comunque tutto è bene quel che finisce bene e, dato che siamo tornati a casa sani e salvi e senza grossi problemi, anche questa volta è andata bene!
 
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