Home Erre4Media GLi sproloqui di Giulietto Quasi quasi vado a fare un giretto! (2018)

PostHeaderIcon Quasi quasi vado a fare un giretto! (2018)

danimarca
Ogni cazzata che si rispetti necessita di un pretesto.

Il pretesto di questa mia ennesima, inutile, avventura è stato fare visita al mio figlioletto che soggiorna in Danimarca. Il giovane si era risentito, lo scorso anno, perché la mia consorte ed io eravamo andati a trovare sua sorella che soggiornava in Inghilterra da qualche mese mentre non eravamo ancora stati a trovare lui che viveva già da un paio d’anni sulle coste del Mare del Nord.

La mia altra metà gli ha dato man forte dicendo che il giovane, in fondo, aveva anche ragione e che, se non lo avessimo fatto entro breve tempo, avremmo dovuto andare a trovarlo in Canada, dato che è in procinto di partire per quella lontana nazione.

Bene!

A quel punto rimaneva da scegliere il mezzo di trasporto per la missione.
Dato che il giovane aveva la necessità di rispedire a casa alcuni oggetti che non poteva portare con se oltre oceano e che non intendeva buttare, inizialmente abbiamo pensato di fare il viaggio con l’ammiraglia della famiglia… una comune Citroen grigia.
Poi ha cominciato a farsi strada nella mia mente l’insana idea di andarci con la grisa. Dalla Sicilia alla Danimarca lungo la E45! (la E45 è la strada che da Rosolini, in provincia di Caltanissetta, porta a Frederikshavn, in Danimarca, per poi proseguire, previo traghettamento, fino in cima alla penisola scandinava a Karesuvanto, in Finlandia)
però…

Già da tempo il mio bolide bicolore manifestava sintomi di “bolsismo”. Fatto il tagliando, cambiate le candele, regolate le valvole e la fase, non ero ancora del tutto soddisfatto del rendimento della macchina.
Chi segue le mie avventure ricorderà certamente che la grisa, sebbene con grande senso del dovere e spirito di abnegazione ci abbia sempre portati a destinazione, soffre da da tempo immemorabile di frequenti surriscaldamenti che mi hanno indotto in diverse circostanze ad interventi d’emergenza a bordo strada. Ho lavato più volte il circuito di raffreddamento con il bicarbonato, con l’aceto, con l’anticalcare e con prodotti specifici; ho cambiato il radiatore, il bulbo dell’elettroventola e la valvola termostatica, ma la maledetta spia rossa della temperatura, quando meno me lo aspetto, torna a far capolino. Da ultimo, pensando che la causa di tutti i mali della mia vettura potesse essere la pompa dell’acqua, mi sono cimentato in un complicato test di efficienza del dispositivo scollegando i tubi dal radiatore ed immergendoli in due secchi d’acqua per vedere se la pompa riusciva ad eseguire il travaso. Neanche questa prova è riuscita a fugare definitivamente il dubbio!
Quindi non ero proprio tranquillo nell’ imbarcarmi in una simile avventura: è vero che la Germania è una distesa prevalentemente pianeggiante, ma da casa mia ad Aarhus, dove vive il mio rampollo, sono sempre circa 1500 chilometri!
La mia gentile consorte non ha opposto grandi obbiezioni limitandosi a farmi notare che lei la mia baracca non l’avrebbe guidata ed esortandomi a fare bene i miei conti.
Due giorni prima della partenza, nel percorrere una salita verso casa dietro ad un camion, la spia si è accesa per l’ennesima volta!
Siccome ormai la decisione era presa e si sarebbe partiti in ogni caso con la grisa, alle tre del pomeriggio del giorno prima della partenza, trovata una pompa dell’acqua presso un ricambista della zona, mi sono cimentato nell’ impresa della sua sostituzione! Una sciocchezza per chi, come me, ha partecipato allo specifico workshop presso il Khit’s garage!
 
Avevo previsto di poter eseguire il lavoro in un paio d’ore… ne ho impiegate quattro! Terminato il lavoro poco dopo il tramonto, ho caricato la macchina per partire all’alba: sveglia alle cinque, partenza alle sei, arrivo per mezza notte!
Google maps prevede un tempo di percorrenza di 14 ore e 50 minuti, io, per prudenza, avevo aggiunto (ottimisticamente) altre tre ore.
La mattina siamo effettivamente partiti alle sei in direzione del Brennero. Con l’idea di fare rifornimento di GPL lungo la strada, ho preferito marciare sulla statale invece che sulla A22 (l’autostrada del Brennero). Fatta una sessantina di chilometri, un fracasso ritmico proveniente dal vano motore mi ha fatto pensare di averlo definitivamente schiantato!
Mi sono fermato a bordo strada, ho aperto il cofano e mi sono dato mille volte dell’imbecille!
La sera prima, nel rimontare la puleggia della cinghia dell’ alternatore, non riuscendo a far forza per tirare i bulloncini che fissano la puleggia alla pompa dell’acqua, ho pensato di puntare le viti ripromettendomi di serrarle dopo aver tensionato la cinghia sfruttandone la resistenza. Nella fretta di terminare il lavoro mi ero dimenticato di farlo e di tre, solo un bullone era rimasto al suo posto: uno era tranciato nella sua sede e l’altro era sparito! Il rondellone esterno, ha fatto perno sulla vite rimasta e sfruttando la forza centrifuga, si è dato al percussionismo sbattacchiando ritmicamente sulla traversa che sta sopra al motore.
Ed è per questo che, verso le sei e mezza del mattino mi sono trovato a vagare lungo la statale 12 del Brennero alla disperata ricerca di un paio di viti da 6!
Un muratore che stava uscendo dal suo magazzino per andare a lavorare, mosso a compassione dal mio pietoso stato, mi ha lasciato cercare dentro un bussolotto di viti ma le uniche due che mi parevano del calibro giusto si sono poi rivelate inutili alla bisogna.
Siccome ci deve essere per forza anche un santo che protegge gli sbadati incoscienti, perlustrando accuratamente la carreggiata, al centro sella strada, poche decine di metri dietro la machina, ho ritrovato il bullone fuggivo! E mi sono reso conto del doppio colpo di culo solo dopo aver comperato altri dieci bulloncini da sei (in Altoadige li vendono solo a decine!), quando mi sono reso conto che il maledetto non era un comune bullone da sei ma un maledettissimo bullone da sette! (misura tutt’altro che comune)
Ripristinata in qualche modo l’efficienza della vettura, sempre più abbacchiato per il funzionamento del mezzo e per la mia inettitudine per la meccanica, ho comunque proseguito verso la frontiera.
Tappa d’obbligo al passo del Brennero, dove fortunatamente siamo arrivati senza altri intoppi, per commemorare la dipartita della mucca di Morgillo, e via verso la Germania!

Ovviamente lungo la viabilità ordinaria, schifando il ponte Europa con il suo esoso pedaggio e le autostrade austriache con la loro iniqua vignetta. Ciò ha comportato la necessità di affrontare un altro passo alpino… quello di Fern. Splendido posto, per carità, peccato che nella salita ci siamo trovati davanti un camper che marciava a 0,2 chilometri orari e che, prima di arrivare in cima, la maldetta spia rossa si sia accesa per l’ennesima volta!!!
Potrete solo immaginare il mio scoramento alla vista di quella maledetta luce: le ho provate tutte, ho cambiato bulbi, valvole, radiatori e pompe rischiando di sfracellare il motore senza alcun risultato utile.
Mi sono fermato a bordo strada, sono sceso dalla vettura e mi sono nascosto dietro un albero a meditare. Quando sono tornato al mezzo ed ho visto pisciare anche la macchina stavo per mettermi a piangere.
Sono salito in machina ed ho detto alla mia compagna di viaggio che ritenevo più prudente tornare verso casa. Con mia somma sorpresa, la mia altra metà mi ha risposto “perché non proviamo ad andare avanti?” ed allora ho avuto la conferma definitiva: ho creato un mostro!
A dire il vero, la grisa si è comportata in maniera egregia per il resto dei mille e passa chilometri del viaggio di andata che rimanevano da percorrere.
Raggiunto il confine con la Germania, visto che lì le autostrade sono gratis e che dovevamo attraversare tutto il paese, ci stiamo lanciati giù per i 960 chilometri della E7, dal confine con l’Austria quello con la Danimarca senza mai cambiare strada, e poi altri 180 chilometri in Danimarca su quella che è la naturale prosecuzione della stessa autostrada: DUPALLE!!!
Come gli infami dello Stelvio, i tedeschi hanno segnato la progressione chilometrica in modo tale che chi imbocca la strada non si può fare illusioni su ciò che lo aspetta: essa è a scalare!
D’altra parte, attraversare senza tappe tutta la tedeschia lungo la viabilità ordinaria sarebbe stato troppo anche per me.
Per fornirci un po’ di svago e rompere la monotonia, alle 14 e 10 del 21 aprile, quando avevamo percorso circa 436 chilometri, poco dopo Ulm la bottiglia da 500 millilitri di grappa che mi ero portato al seguito per la correzione del caffè ha pensato bene di esplodere!
Lo ha fatto senza troppo clamore, con un “tok” leggero che ci è sembrato un banale colpetto su un finestrino. Poi l’inconfondibile aroma del distillato di casa ci ha fatto comprendere la portata della tragedia! È stato inutile tentare di raccogliere il liquore: la bottiglia era andata letteralmente in frantumi ed il suo contenuto stava già sterilizzando i fondi della grisa!
L’entrata nella terra di Amleto è stata piuttosto traumatica. Abituati a passare da un paese all’altro senza praticamente accorgercene, siamo stati sorpresi dal trovare alla fine della Germania un posto di blocco con tanto di blocchi di cemento a sbarrare la strada, soldati pronti lanciare bande chiodate sulla carreggiata e baracche per il controllo dei viandanti. La precarietà dell’ “installazione” e lo sbracamento della soldataglia non davano certamente l’idea di un paese europeo progredito. D’altra parte i nordici non sono famosi per la loro accoglienza ed ospitalità.
Era passata la mezzanote ed il traffico era scarso quindi i lanzichenecchi hanno avuto del tempo da dedicarci intervistandoci circa la nostra destinazione, lo scopo e la durata della visita ed alcune altre amenità.
Fortuna che vapori della grappa si erano nel frattempo dissolti…!
Comunque, la mia gentile consorte, con il suo fluente inglese, deve aver soddisfatto la curiosità dei nostri intervistatori e, quando i doganieri si sono stufati della nostra compagnia, abbiamo potuto finalmente fare ingresso nel paese dei licheni.
Dalla frontiera ad Aarhus tutto bene e nulla da segnalare.
Siamo arrivati a destinazione alle 2 e 26 del mattino del 22 aprile.
Il soggiorno in terra danese è trascorso senza particolari eventi. Eravamo tentati di spingerci fino all’estremo nord della penisola o fare una gita a Copenaghen ma, alla fine, abbiamo scelto di visitare Ribe: ridente cittadina che conserva un tipico borgo storico ospita un museo vichingo e dove si sarebbe dovuta tenere una riunione di auto storiche e vintage, perlomeno questo diceva il sito della locale “azienda per il turismo”.

Quando siamo arrivati, alle quattro del pomeriggio, il museo era chiuso quindi abbiamo vagato un po’ per il paese in attesa dell’orario per il quale era previsto il rendevouz delle vecchie macchine.
Alle 20 siamo andati ad attendere i vichinghi nel luogo della riunione. Non è arrivato nessuno!!!

O meglio, sono arrivati due ragazzi su una opel kadet che si sono oltremodo impegnati ad ignorarci. Lodevole impegno vanificato dalla tenacia con la quale il mio rampollo li ha costretti ad una seppur misera e breve conversazione. Abbiamo così appreso che anche gli scandinavi temono il gelo e che, di conseguenza, date le basse temperature di quella serata, non si sarebbe presentato nesun’altro.
Tornando alla base di appoggio ho sentito il motore borbottare ma ho temerariamente fatto finta di niente sperando che il mio (finto) ottimismo potese contagiare il propulsore.
Foto estemporanea tanto per dare un tocco di colore

Mercoledì mattina, ad una certa ora, abbiamo imboccato la strada del ritorno.
La gisa borbottava ma manteneva dignitosamente i 110 di tachimetro (velocità massima consentita sulle autostrade danesi). Le presazioni, però, sono andate inesorailmente calando e, se nei tratti pianeggianti la lancetta del conta chlometri rimaneva rgogliosamente sopra i 100, al primo accenno di salita i tir ci davano agevolmente la polvere!
 
Alle 22 e 30, quando eravamo a quasi 200 chilometri dal confne austriaco, fermatomi a fare rifornimento ho dovuto constatare che ormai il motore marciava a due cilindri!
Maledizione alle valvole!
Non oso dire di essere stato sorpreso dal disguido. In effetti avevo previsto l’ipotesi di dover regolare le valvole, altro punto deoble della grisssa, lungo il percorso. D’altra parte speravo che la nuova pompa dell’acqua, refrigerando meglio il motore, potesse dare un po’ di solievo ale punterie. Pia illusione!
Atteso un poco che la temperatura del motore scendesse a livelli che consentissero l’operazione, mi sono cimentato nella regolazione in notturna nel parcheggio dell’autogrill. Operazione perfettamente riuscita che ha permesso alla vettura di proseguire per tre o quattrocento chilometri con rinnovato ottimismo.

Cosa è mancato fino ad ora in questa avventura?
Lo smarrimento!
Arrivati in prossimità del confine austro germanico abbiamo trovato un cartello che comunicava semplicemente la chiusura del tunnel autostradale con un sottinteso “arrangiatevi”!
Usciti dalla arteria principale nel cuore della notte, navigatore o no, perdersi è stato un gioco da ragazzi!
Tutto sommato ce la siamo cavata con poco e, girovagato un po per i monti della tedeschia, abbiamo ritrovato rapidamente la strada giusta.
L’ascesa al brennerpass si è inevitabilmente conclusa con la spia rossa della temperatura accesa e con il motore che ricominciava a zoppicare.
Dato che anche la navigatrice manifestava evidenti sintomi di cedimento, ho rinunciato alla viabilità ordinaria per percorrere le ultime centinaia di chilometri in autostrada.
La grisa è giunta alla meta solo grazie alla sua caparbia ostinazione ed ai soli due cilindri rimasti efficienti!
Ho dato per spacciato il propulsore e con quello che ne era rimasto, sono andato a trovare l’anziano meccanico che, dopo Paolone, è la mia guida nelle questioni meccanico - errequattristiche. L’uomo che aveva regolato la messa in fase alla vigilia della partenza, nel sentire la disperata voce di quel motore, è rimasto senza parole. Dopo una breve consultazione telefonica ha sentenziato che quasi certamente le sedi delle valvole sono spacciate!
Tornato a casa, in attesa dei lavori di definitivo ripristino del motore, ho nuovamente regolato le valvole e, neanche dirlo, la grisa è ritornata agile e scattante come un capriolo… o quasi!
A fulda, sulla via del ritorno
 
Purtroppo le immagini che erano contenute in questo articolo sono andate perdute insieme a molte altre che si trovavano nel forum dove è stato originariamente pubblicato. Se riuscissi a recuperarle le rimetterò "al loro posto".
 
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