Ok!

qui la pigrezza sta prendendo il sopravvento e rischio di non mantenere la promessa che mi sono fatto di scrivere una sacco di cose sul mio viaggio dal Trentino alla Sicilia e ritorno!

Allora cominciamo dalla fine...

bhe, non proprio dalla fine: dal viaggio di ritorno, perché è stato il momento più carico di phatos!

Arrivato in Sicilia senza problemi, nel girare per l'isola mi sono accorto che qualcosa non andava proprio come doveva andare. Il motore girava male e non rendeva come si deve.

Mi ero messo in testa che il problema fosse la fase e, accompagnato da Massimo, ho interpellato in merito un meccanico di Scicli che ha alzatovalvole1 un po' il minimo. Ho fatto un giretto e poi sono tornato in officina... questa volta il meccanico ha regolato le puntine e, mi sembrava, che le cose andassero meglio.

Siamo partiti per tornare a casa nella giornata più calda degli ultimi trent'anni (era verso la metà di aprile) e c'erano una trentina di gradi all'ombra.

La macchina stracarica di mille oggetti di vario genere: dal sacco a pelo, alla cioccolata, alla sabbia di mare, alle piante grasse, ai cedri e limoni e persino un carrubo!

Siccome ci sembrava di essere ancora leggerini, a gentile richiesta di Luca, ci siamo impegnati a passare per Linguaglossa, alle pendici dell'Etna, per prelevare dei parafanghi per un estafette e dei profili di plastica per Agata: la safari della cooperativa Massimo – Emiliano.

Tanto per non smentirmi, arrivato ad un bivio dalle parti di Pozzallo, invece di proseguire verso Catania lungo la superstrada, trovato un cartello con con l'indicazione per quella città, ho svoltato decisamente a sinistra lanciandomi verso la savana sicula!

Qui bisogna fare una parentesi: io, appena imboccata quella strada, sono certo di aver chiesto al navigatore, la Puffa, se quella era la strada giusta e sono altrettanto sicuro che lei mi abbia risposto di si. La pargoletta, invece, sostiene di non avermi mai dato una simile conferma. Le sue argomentazioni in merito, però, sono piuttosto confuse e poco precise tanto che appaiono del tutto inattendibili.

Sta di fatto che quando ci siamo resi conto dell'errore eravamo in cima ad un altissimo ponte sospeso sopra Modica!

La macchina cominciava a darmi pensiero: appena intravvedeva, anche da lontano, una salita, cominciava a tossire e faticava ad andare avanti. Verso mezzogiorno, nel percorrere un tratto in salita si è accesa la spia della temperatura!

Lascio immaginare al lettore la sequela di improperi che è uscita dalla mia bocca!

Mi sono tornate alla memoria tutte le pare di Alfy sulla temperatura, termometri, ventole aggiuntive e pulsanti per l'attivazione manuale della ventola; Fernando e la ventola morta alla polentata in baita del 2015; Luca e la fusione della R6...

Lasciata riposare un po' la macchina a bordo strada, abbiamo ripreso il cammino con un occhio alla strada ed uno fisso alla spia rossa la quale, ogni tanto, occhieggiava nonostante la velocità ridotta ed il riscaldamento accesso a manetta.

A Catania, dopo l'ennesima accensione della spia, mi sono fermato ed ho fatto un ponte sui contatti dell'elettroventola con un fusibile lamellare fortunosamente trovato nella sacca degli attrezzi.

La salita per Linguaglossa è stata una specie di calvario e mi aspettavo da un momento all'altro, di veder salire dal cofano una fumata del tipo “habemus papam!” con annessa fusione totale globbbale mista del motore.

La tratta Reggio Calabira – Praia a Mare non è andata molto meglio, anche lungo quel tratto, diversi chilometri li abbiamo fatti con il riscaldamento acceso.

A Praia ho rimosso la valvola termostatica eseguendo l'operazione a bordo strada sotto gli sguardi diffidenti dei passanti.

Da Praia a Perugia le cose sono migliorate un po', vuoi perché avevo tolto la valvola, vuoi perché in quei giorni la temperatura è un po' scesa.

A Perugia è arrivato David che, sentito il rombo della grisa, mi ha detto “questa macchina non va bene. Sei sicuro di arrivare fino a casa?”

Se a Perugia il David si è contenuto, quando sono arrivato a casa sua a Figline, mi ha martellato a morte: questa macchina la devi far vedere: fino a Trento, in queste condizioni, non ci arrivi! Ti accompagno io in officina.”

Tutto sommato i consigli dell'amico non facevano altro che confermare le mie preoccupazioni e quindi, sebbene con una certa titubanza, l'ho seguito dal meccanico.

Il concessionario Renault “non ci ha potuto aiutare perché non c'era il meccanico”. Un attempato meccanico Fiat, invece, ci ha accolto affermando che evidentemente non avevamo niente da fare se ci avventuravamo in giro per l'Italia con una macchina del genere e che queste macchine non sono fatte per viaggiarci. Anche lui ha alzato il minimo e ci ha praticamente cacciati via.

Qui ho avuto una folgorazione: le valvole!valvole2

“Bene, regoliamole! Ma come si fa?”

Per prima cosa ci vuole uno spessimetro. A casa ne avevo già due. Comperati proprio in previsione di dover eseguire una simile operazione che, però, non avevo mai fatto da solo.

David, che alla sua macchina non cambia neppure l'olio, non sapeva di preciso neanche da che parte cominciare ed, ovviamente, uno spessimetro non l'aveva. La ricerca dello spessimetro non è stata troppo complicata: al terzo tentativo lo abbiamo trovato in un negozio di utensileria industriale per la fantastica cifra si 2,50 euro!

Con David al manuale del “piccolo meccanico” mi sono cimentato nell'impresa.

Effettivamente le valvole necessitavano proprio di una bella registrazione: un paio erano troppo chiuse e le altre non erano proprio a posto.

La macchina è ripartita come un caccia e la spia rossa non si è più accesa.

...almeno fino a casa!

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